Nuovo progetto scultoreo, i funghi e noi.
Negli ultimi mesi ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con il mondo dei funghi. Questa esperienza mi ha permesso di maturare nuove consapevolezze che mi hanno portato a riflettere sulla ciclicità della vita e sulla forza trasformatrice del micelio, la parte viva sotterranea del fungo. Il micelio colonizza il terreno, connette le piante, demolisce molecole organiche di animali e tronchi, rimette in circolo i nutrienti ed è diffuso in tutto il globo.
In passato, i funghi sono stati visti come frutti della natura dalle proprietà incerte e talvolta considerati inaffidabili, circondati da superstizione. Ad esempio, alcune formazioni di funghi prataioli vengono chiamate “cerchi del diavolo” o “cerchi delle streghe”.

Questo aspetto mistico è accompagnato dalla scarsa conoscenza che ancora oggi abbiamo di questo prodotto della natura. Basta pensare che la scoperta delle reti micorriziche, una rete micotico-radicale che connette il substrato di tutte le foreste del mondo, è stata fatta dalla ricercatrice canadese Suzanne Simard solo nel 1997, lei è stata la prima a ipotizzare l’esistenza di questa rete sociale sotterranea.
Questa connessione e scambio tra due specie appartenenti a regni diversi mi ha fatto riflettere sull’interesse crescente che negli ultimi anni si è sviluppato nei confronti dei funghi e su come questi possano insegnarci molte cose sulla natura, sulla vita e sulla morte stessa. Ho subito intuito che sarebbe stato un argomento delicato, ma l’idea di affrontarlo senza considerare la forza comunicativa che volevo dare all’opera era fuori discussione. Per quanto l’opera finale possa apparire spaventosa, l’idea di una simbiosi d’intenti tra essere umano e fungo può essere considerata una qualità da sviluppare in ambito scientifico e agroalimentare. La relazione con il regno naturale dei funghi può darci risposte a molte domande o farci sorgere nuove domande sull’universo.
L’immagine di una simbiosi tra rete neurale e rete fungina era difficile da rappresentare, ma ho voluto pensare che l’aspetto apparentemente oscuro che avrei ottenuto con una scultura di testa umana fatta di creta riempita di micelio sarebbe stata necessaria per descrivere la potenza del messaggio.
L’opera non ha un nome specifico e questo è da attribuire all’arcano dei tarocchi più misinterpretato di sempre, il XIII. Come per i funghi, anche l’arcano senza nome è temuto nelle letture dei tarocchi, ma non se ne considera invece la forza rigeneratrice, la capacità di riconoscere e tagliare i rami secchi per fare posto al nuovo. Lo stesso vale per i funghi con cui ora, grazie alle nuove scoperte, abbiamo l’opportunità di intraprendere un nuovo ciclo e una nuova relazione prolifica.
Guarda il video del risultato qui sotto.

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Questo è il primo post del blog di arte che terrò su questo sito, con [...]
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